l'Isola d'Elba

{socialsharebuttons}

L'isola d'Elba  è un'isola situata tra il Mar Ligure e il Mar Tirreno. È la più grande delle isole dell'Arcipelago Toscano, che è formato da un gruppo di sette isole maggiori, di cui la più grande è l'Elba. Ha una superficie di 224 km² ,che la colloca al terzo posto tra le isole italiane. Il fascino dell’Elba è anche il suo variegato litorale lambito dalle mille sfumature dell’acqua, le spiagge sono tante e tutte diverse tra di loro, lunghi arenili di sabbia dorata, piccole calette di sassolini,  altre di ghiaie bianchissime, nonché scogliere di liscio granito.

 

Nonostante il perimetro delle sue coste misuri appena 147 chilometri, l'isola offre un clima mite e una moltitudine di paesaggi diversi: romantici borghi di pescatori, paesini arroccati, antichi castelli, verdi vallate. La zona occidentale dell’Isola d'Elba oltre a vari monti, presenta il rilievo più importante della zona, ovvero il massiccio del Monte Capanne, che raggiunge un’altezza di 1019 m,raggiungibile a piedi  o in cabinovia. L’elba è divisa in 8 comuni, con i suoi paesini caratteristici,il più grande è Portoferraio che ricorda una pagina di storia inerente all’esilio di Napoleone, a seguire Rio Marina famoso per le sue vecchie miniere  abbandonate. Rio Elba, Porto Azzurro , Capoliveri  Marina di Campo, Marciana Marina, Marciana, insieme a tante altre località, sia balneari che antichi borghi.

 

L'ISOLA E LA SUA STORIA

 

ETÀ DELLA PIETRA

Sino a circa 12.000 anni fa, l’isola d’Elba costituiva una vasta penisola unita all’attuale Toscana. Durante il Paleolitico, l’«Homo neanderthalensis» occupò buona parte del territorio elbano; le località di Lacona, Pomonte, Sant’Andrea e Campo all’Aia hanno restituito un consistente numero di piccoli strumenti in pietra usati soprattutto per scarnificare le prede.

Nel successivo periodo, il Neolitico, durante il quale l’uomo abbandona il nomadismo dedicandosi all’agricoltura e alla pastorizia, si hanno scarse testimonianze della presenza umana nell’isola: alcuni nuclei e lame di ossidiana (un tagliente vetro vulcanico nero, proveniente in questo caso dal Monte Arci in Sardegna) insieme a diverse asce in pietra levigata.

 

ETÀ DEI METALLI

L’Età del Rame all’Elba è documentata soprattutto nel versante orientale (necropoli rupestre della Grotta di San Giuseppe, datata tra la fine del III e gli inizi del II millennio a. C.), risultando quasi del tutto assente in quello occidentale.

L’Età del Bronzo è invece molto più documentata nell’Elba occidentale; sul Massiccio del Monte Capanne esistevano, tra il 1400 e il 1200 a. C., numerosi villaggi abitati da popolazioni dedite alla pastorizia e alla tessitura, che vivevano in piccoli villaggi di capanne, visivamente comunicanti fra essi (tra cui i siti del Masso dell’Aquila e del Monte Giove). Altri insediamenti, tuttavia, si riscontrano anche nell’Elba orientale (Cima del Monte e Volterraio). In tali località si osservano dei ciottoli marini levigati artificialmente, che venivano arroventati sul fuoco ed immersi nel latte per accelerare il processo di cagliatura nella lavorazione dei formaggi. In altri casi sono visibili frammenti di macine in pietra lavica grigia, proveniente dalle zone vulcaniche del Lazio settentrionale.

Il periodo della prima Età del Ferro ha lasciato, nell’Elba occidentale, una necropoli con tombe «a cassetta» (circa 900 a. C.) in località Lo Spino (Seccheto), al cui interno erano custodite urne cinerarie biconiche contenenti le ceneri del defunto. In altri siti (Colle Reciso, Pomonte) sono stati rinvenuti dei ripostigli di strumenti in bronzo; risale al 700 a. C. un altro ripostiglio contenente quattro splendide asce bronzee «ad alette» (vallata di Chiessi).

 

ETÀ ETRUSCA

In età etrusca, il territorio elbano fu organizzato in una serie di villaggi fortificati (in latino «oppida» o «castella») dediti al controllo dei commerci marittimi e terrestri del ferro estratto nella parte orientale dell’isola. Si ricordano gli «oppida» etruschi di Monte Castello di Procchio, Castiglione di Campo, Castiglione di San Martino e Monte Fabbrello. Materiali etruschi sono stati rinvenuti in sepolture rupestri al Masso dell’Aquila, Masso dell’Omo, Serraventosa e Montecatino, tutte località montane presso Marciana. L’avvento delle attività mercantili etrusche è testimoniato da relitti navali; al largo di Patresi, sulla costa nord, si trova un probabile relitto etrusco alla profondità di 150 metri; altri ritrovamenti di anfore e vasellame etrusco provengono sempre dalle acque di Patresi e dell’Enfola. Al II – I secolo a. C. appartengono invece le scorie di riduzione del ferro che si trovano ancora in molti siti costieri di tutta l’Elba.

 

ETÀ ROMANA

Intorno al 250 a. C. l’Elba fu occupata dalle armate di Roma.

Nei secoli successivi l’isola si distinse per la realizzazione di alcune lussuose ville marittime: Villa della Linguella e Villa delle Grotte (Portoferraio), Villa di Capo Castello (Cavo) e, forse, la Villa del Bagno (Marciana Marina). Ma la maggiore testimonianza del mondo romano all’Elba sono i relitti subacquei di «naves onerariæ» d’età repubblicana (II – I secolo a. C.) ed imperiale (I – III secolo d. C.). I più antichi sono i due relitti di Sant’Andrea, mentre al 70 d. C. risale il relitto di Chiessi, di provenienza spagnola e soprannominato, per la sua mole, «La Cattedrale». Più recente (190 d. C. circa) è il relitto di Procchio, carico di preziose merci come calici di vetro dorato.

 

ETÀ MEDIEVALE

Caduto l’Impero romano d’Occidente nel 476, comincia un lungo e oscuro periodo con pochissime notizie storiche riguardo l’isola d’Elba.

A tale epoca risale la colonizzazione dell’Arcipelago toscano da parte dei primi anacoreti cristiani: Mamiliano, vescovo di Palermo, rifugiatosi sull’isola di Montecristo intorno al 460 e Cerbone, vescovo di Populonia, che nel 573 cercò asilo nella vallata tra Marciana e Poggio, all’interno della cosiddetta Grotta del Santo. L’Elba fu poi inclusa nel regno degli Ostrogoti e successivamente, nel 610, venne strappata al dominio dei Bizantini – eredi dell’ex Impero romano – dai Longobardi.

La presenza di questa popolazione germanica si ritrova in numerosi nomi di località dell’Elba; tra essi Gualdo (longobardo «wald», «bosco») Cafaio (da «gahagi», «recinto») e Catro (da «kater», «cancello»). Il dominio longobardo fu soppiantato da quello dei Franchi, che donarono il possesso dell’isola al papa Leone III. In questo periodo ebbero inizio le incursioni navali da parte dei Saraceni; nell’anno 874 i Pisani sconfissero le flotte islamiche, e in tal modo l’emergente Repubblica di Pisa ottenne da parte del Papato il protettorato sul Mar Tirreno settentrionale.

Molto importante fu lo scontro navale avvenuto nel 1003 tra i Pisani e il comandante Mujahid (italianizzato in Musetto), che vide la schiacciante vittoria di Pisa; ma alcuni anni dopo (1016) lo stesso Mujahid invase l’Elba, uccidendo e deportando gran parte della popolazione.

 

ETÀ PISANA

Pisa, ormai sempre più potente, ebbe l’assoluta sovranità sull’Arcipelago toscano a partire dal secolo XI, mentre il dominio su Corsica e Sardegna fu esteso pochi anni dopo (1034).

L’Elba divenne una capitanìa sottoposta al governo di Pisa e fu divisa in quattro pivieri, distretti ecclesiastici di competenza delle pievi. Queste erano edifici religiosi posti in zone rurali, che garantivano la sicurezza della popolazione (in latino «plebs»). Ed è a questo periodo che risalgono alcune importanti pievi elbane in stile romanico, tra cui San Lorenzo, San Giovanni Battista (metà del XII secolo) e la chiesa di Santa Maria del Monte. Nel 1162 la Battaglia navale di Sant’Andrea tra Pisani e Genovesi, vide la supremazia di Genova; negli stessi anni il capomastro pisano Conetto Conetti fece estrarre dalle cave di granodiorite dell’Elba sudoccidentale alcune grandi colonne destinate a raggiungere Pisa.

Nel 1284, al largo di Livorno, si svolse la Battaglia della Meloria che vide vittoriosi i Genovesi contro i Pisani; in tal modo la Corsica e l’Elba passarono sotto Genova, ma dopo pochi anni (1299) Pisa ottenne nuovamente il possesso dell’Elba per mezzo di compromessi mercantili stipulati con i Genovesi. Durante il Trecento l’isola continua ad essere sotto il governo pisano. Si contano numerosi paesi: Capoliveri (sede del Capitanato), Rio, Gràssula o Gràssera, Ferraia, Latrano (oggi Le Trane), San Piero, Sant’Ilario, Montemarsale (oggi Colle di Santa Lucia, presso Portoferraio), Poggio, Marciana e Pedemonte.

La popolazione dell’Elba non rimase indenne dalla terribile pandemia di peste bubbonica, trasmessa dalle pulci, che nel 1348 contagiò l’intera Europa. Di tale calamità, che ridusse drasticamente il numero degli elbani, si ha testimonianza in diversi documenti pisani.

 

ETÀ APPIANEA

Nel 1392 il cancelliere della Repubblica di Pisa, Jacopo Appiano, fece uccidere Pietro Gambacorti, Signore di Pisa. Il figlio di Jacopo, Gherardo Appiano, cedette la città nel 1399 a Gian Galeazzo

Visconti, Signore di Milano; quest’ultimo, nel 1405, rivendette Pisa alla Repubblica di Firenze per l’alto prezzo di 200.000 fiorini. L’Elba, insieme alle isole di Montecristo e Pianosa, rimase così sotto il nuovo dominio degli Appiano; alla Signoria appianea erano annessi i territori di Piombino, Populonia, Scarlino, Suvereto e Val di Cornia. Gherardo Appiano, nel 1396, sposò Paola Colonna, figlia di Agapito Colonna, Signore di Genazzano (Roma). La figura di Donna Paola è molto legata al paese di Marciana, tantoché una delle antiche porte di accesso al borgo è ancora chiamata Porta di Donna Paola. Marciana fu scelta infatti dagli Appiano come luogo di rappresentanza dei propri interessi politici e mercantili nel versante occidentale dell’Elba, in virtù dell’ampia visuale sul mare e sul Canale di Piombino. Gli Appiano consideravano Marciana come una sorta di residenza estiva, tanto da possedere un palazzo situato ai margini del paese, la cosiddetta Casa Appiani con una Zecca scavata nella roccia.

Nel 1509 la famiglia Appiano ottenne il passaggio da signoria a principato, insieme alla conversione dei propri territori in un feudo imperiale sottoposto alla protezione dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Fu poi il periodo delle scorrerie turche: nel 1534 Khayr ad-Din, noto come Ariadeno Barbarossa, invase l’Elba distruggendo il centro minerario di Gràssera, e ancora nel 1544 devastò nuovamente l’isola per la mancata restituzione da parte degli Appiano di un bambino che il comandante Sinaan aveva avuto da una donna elbana.

 

ETÀ MEDICEA

In quegli anni, a Firenze, si ricostituì la dinastia dei Medici con Cosimo I; nello stesso tempo scoppiò il conflitto tra Carlo V di Spagna e Francesco I, re di Francia alleato con i Turchi capitanati da Turghud, meglio noto come Dragut, che saccheggiò l’Elba nel 1553 e 1555. In questo contesto storico, l’Elba rimase sotto il dominio degli Appiano tranne Cosmopoli, la potente città fortificata di Portoferraio, fatta costruire da Cosimo I de’ Medici per arginare il fenomeno della pirateria costituendovi una sede dei Cavalieri di Santo Stefano e garantire la sicurezza nell’alto Tirreno.

Nel 1603 fu realizzato il Forte Beneventano a Porto Longone (oggi Porto Azzurro) da parte degli spagnoli di Filippo III. Agli inizi del Settecento, l’Elba era ancora divisa tra la dominazione del Granducato di Toscana e il Principato di Piombino che, scomparsi gli Appiano, era passato prima ai Ludovisi e poi ai Boncompagni.

 

ETÀ NAPOLEONICA

Sul finire del secolo l’isola si trovava contesa tra Francia e Inghilterra; solo nel 1802 l’Elba divenne territorio metropolitano francese.

Legata all’isola è la figura dell’imperatore Napoleone Bonaparte, esiliatovi dal 1814 al 1815.

Bonaparte creò all’Elba una serie di infrastrutture stradali e di nuove coltivazioni agricole. Al suo interessamento si devono le sue residenze elbane di San Martino e dei Mulini, a Portoferraio. L’imperatore, dal 23 agosto al 5 settembre 1814, soggiornò al Santuario della Madonna del Monte eletto come luogo di tranquillità dello spirito ma soprattutto come postazione strategica per comunicazioni segrete; sul Masso dell’Aquila, esisteva infatti un telegrafo ottico a bracci articolati che, tramite un alfabeto corrispondente alle varie posizioni di questi, dettava ad altri telegrafi (quello di Monte Orello nell’Elba centrale) messaggi in codice.

Successivamente, con la Restaurazione, l’Elba fu nuovamente annessa al Granducato di Toscana fino al 1860; poi seguì il destino di tutti gli altri antichi territori italici, riuniti nel Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II.

Il sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente.

Con l'utilizzo del sito l'utente accetta l'impostazione dei cookie. Per saperne di piu'

Approvo